Esport in Italia: spunti e riflessioni della community

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Spesso ci chiediamo cosa manchi all’Italia per riuscire a raggiungere i risultati che altri paesi, prima del nostro, hanno consolidato già da tempo

Il mondo degli esports da molto ormai ha iniziato ad espandersi nell’economia mondiale, prendendo sempre più piede in paesi come la Corea del Sud, ma anche in nazioni a noi più vicine: Germania, Francia, Spagna e molti paesi nordici.

In Europa, per quanto riguarda League of Legends, notiamo un grandissimo numero di giocatori provenienti dai paesi nordici come Norvegia, Svezia, Danimarca. Non solamente perchè impiegare il proprio tempo libero in attività all’aperto o in orari serali sia più difficile considerando il clima e l’ubicazione delle varie sedi rurali, ma anche, e soprattutto, per la loro mentalità molto più aperta e all’avanguardia rispetto a quella italiana.
L’Italia è stata da sempre una patria molto conservatrice sia dal punto di vista culturale sia da quello lavorativo. É difficile quindi che in un paese come il nostro, i molti, riescano a concepire i videogiochi come un’industria ricca di potenziale per l’economia italiana, o meglio, non si riesce a comprendere che il “semplice” fatto di essere un giocatore possa portare a sostenerti economicamente, e quindi a far sì che questo diventi un lavoro a tutti gli effetti.
Per questi “molti” in questo settore non vi sono professionisti, e non sono presenti figure lavorative di un certo calibro. Invece quando si parla di esports si tende a confondere il termine ed associarlo agli sport tradizionali, come per esempio il calcio che in Italia è il più seguito, e non comprenderne il significato, non percepirne l’essenza. A questo punto si finisce per definirlo una perdita di tempo e capitale. Questo ragionamento non si riflette solamente nei confronti dei giocatori, ma anche sulle altre figure lavorative che fanno parte di questo ingranaggio. A partire dagli organizzatori degli eventi, ai team stessi, agli analyst, caster, investitori e così via.

La paura di rischiare in un ambiente così precario come quello italiano è la prima delle molte problematiche che questo settore ha in Italia. Cosa ancor più importante però è la totale mancanza di una legislazione a livello statale in questo ambito. Non è concepibile come alle porte del 2018, in Italia, non ci siano figure professionali specializzate per la regolamentazione di questo ambiente. In altri stati le potenzialità del settore si sono intraviste anni fa e sicuramente anche loro hanno presentato le stesse problematiche ai tempi.
In Italia, però, qualcosa si sta muovendo e a tal proposito è interessante capire come secondo la community le cose possano migliorare, sia dal punto di vista della fanbase e del sostegno verso i team, sia dalla prospettiva di far avvicinare più persone al mondo del competitivo. Se si riescono a far avvicinare sempre più persone a questa realtà, riuscirà a cambiare la “mentalità” dei molti, secondo la quale i videogiochi sono solamente una perdita di tempo per bambini che non ti portano da nessuna parte?

Interagendo con la community sono emersi diversi spunti di discussione molto interessanti. Primo tra tutti, la necessità di influencer che facciano da volto per eventi, tornei e attività di questo tipo. É molto importante capire quante persone si possono raggiungere se si inizia a collaborare con un personaggio influente del settore. Non tutti i fan saranno interessati a seguire ogni suo progetto ma una percentuale di nuovi utenti sicuramente seguiranno quell’attività, incrementando il pubblico di quell’evento.

In molti parlano invece proprio dei giocatori, dell’impegno e della serietà che questi devono avere. Bisogna però partire da un ragionamento più ampio: per avere dei giocatori con la prospettiva di diventare pro player, non basta la forza di volontà e l’impegno. É molto importante avere alle spalle un’organizzazione seria, che a fronte dei giusti investimenti sia disposta a puntare sulle capacità e il potenziale del giocatore. Organizzazioni che mettano a disposizione una gaming house, che permetta ai giocatori di migliorare in un ambiente ben gestito. É possibile ambire in Italia ad una tale infrastruttura, considerando il basso numero di investitori e sponsor presenti? E soprattutto conviene puntare su un settore che deve ancora sbocciare?

A tal proposito diversi utenti hanno consigliato ai team di interagire loro stessi con la community. Farsi conoscere e amare dalle persone, portando magari streaming dei giocatori o di gruppo. Creandosi un pubblico di appassionati, il team può tentare di ricavare degli incassi dalla vendita di merchandise. Una volta assicuratosi una presenza stabile nelle maggiori community italiane, l’addetto alle pubbliche relazioni ha il compito di annunciare al pubblico le date dei prossimi eventi a cui parteciperanno.

La pubblicità degli eventi in corso è molto importante, far conoscere agli utenti quando si disputeranno e dove è la chiave del successo del proprio progetto. Una buona campagna pubblicitaria, magari fatta in collaborazione con un personaggio famoso in quell’ambito, può portare un notevole incremento di pubblico. Gli eventi poi, devono essere trattati con la giusta serietà sia da parte degli organizzatori che da parte dei team partecipanti.

Elemento fondamentale per riuscire ad attirare più pubblico è lo storytelling.
Si tratta di costruire una trama, una storia all’interno del torneo e “venderla” agli spettatori. Bisogna interagire con la community, creare contenuti per rendere viva la storia e rendere partecipe chi ti sta seguendo. Durante gli LCS ci sono spesso trame e sottotrame che invogliano lo spettatore a seguire settimanalmente il torneo, oltre che per il piacere di vedere le partite.

C’è da considerare però che la community italiana è moto difficile da soddisfare e spesso siamo noi stessi a metterci i bastoni fra le ruote non sostenendo le attività proposte nel nostro paese. Forse perchè gli standard europei sono troppo alti oppure quelli italiani non sono ancora all’altezza di quelli europei. Quest’anno si è avuto un assaggio di ciò che si può fare e portare in Italia, il percorso è lungo e tortuoso ma l’aiuto e il sostegno della community è fondamentale. Ed è per questo che ho voluto iniziare questa rubrica dedicata all’esport italiano, proprio dalla community e dai feedback ricevuti da loro.

Io credo che l’interesse della community deve essere guadagnato attraverso l’impegno e gli investimenti di chi del settore ne fa già parte. Se il competitive italiano di league of legends viene considerato una barzelletta e chi ha i danari preferisce non investirceli un motivo c’è. Non possiamo pretendere di venire riconosciuti se non riusciamo a struttura un campionato nazionale unico, con regole rispettate da tutti e giocatori che giocano seriamente. Abbiamo una scena iper frammentata e in continua evoluzione che se ti giri un attimo non ci capisci più niente, giocatori (non tutti ovviamente) che non prendono la cosa seriamente in quanto non pensano che questo potrebbe portarli a livelli superiori di quelli italiani e molti eventi live spesso sono pieni di problemi. Io per esempio mi guardo tutte le benedette partite di LCS, ma mi viene il nervoso dopo due di quello italiano, e non perchè ci sia un livello più basso, ma perchè tra problemi di connessioni, gente che ti cambia nome ogni due partite, team che nascono e spariscono durante le competizioni etc non si capisce più nulla. E come ciliegina sulla torta una delle community più incontentabili della scena. Abbiamo la sfortuna di essere nati in uno dei paesi più conservatori del mondo per certe cose e quindi già abbiamo da lottare dieci volte di più per ottenere rispetto e far capire alla gente cos’è questo mondo, ma a volte bisogna ammettere che anche noi sembra chi ci piace farci del male da soli, come quando si guardano le LCS in inglese perchè ” le spell in italiano non si possono sentire”, poi quando non abbiamo la trasmissione in italiano piangiamo

– Nicolò Trella, intervento in community

Si approccia al mondo degli esports grazie ad un game degli LCS, e da allora non ne ha più perso uno. Fan incallita dei Fnatic decide di seguire la sua più grande passione e tentare di far parte di questa realtà, scrivendo articoli inerenti al mondo degli esports.