PUBG ha un futuro negli Esports?

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PUBG sta già facendo parlare di sé anche in ambito competitivo.

Con l’articolo di oggi vogliamo riflettere sugli ultimi risultati ottenuti da una nuova promessa nel campo degli Esports: Playerunknown’s Battlegrounds.

L’intento è quello di presentare le nostre impressioni coadiuvate da qualche numero per potervi offrire una panoramica dei risultati ottenuti da PUBG, le sue limitazioni attuali e verso quali scenari ragionevolmente esso protende.

Il funzionamento del gioco

Per poterne discutere in maniera consona, cominciamo con un breve riassunto per chi ancora non conoscesse PUBG: stiamo parlando di un gioco di tipo Battle Royale, ossia caratterizzato da uno scenario survival in cui vince l’ultimo player o l’ultima squadra a rimanere in vita a seconda della modalità scelta. Può essere infatti giocato in sei modalità diverse, da solo o in team da due o quattro persone, in prima o terza persona. Qualsiasi sia la modalità nella quale si gioca, l’obiettivo rimane costante: sopravvivere.

Sembrerebbe facile a dirsi, ma PUBG fa parte di quel tipo di gioco “Facile da imparare, difficile da padroneggiare” e questo è un elemento fondamentale per rendere un gioco degno di esser considerato a tutti gli effetti un esport. 

Quali sono i punti chiave perchè un gioco diventi un esport?

Ci sono alcuni fattori caratterizzanti in ogni gioco che nel passato (vedi qui) sia riuscito a sfondare come esport:

  • Competitività
    Il primo da considerare ed analizzare è sicuramente il lato competitivo dello stesso. Un gioco competitivo riesce ad essere appetibile al pubblico che guarda poichè generalmente richiede tanta abilità facendo sì che il pubblico non si annoi. 
  • Complessità
    Per avere un seguito più ampio, un gioco deve essere facile da capire anche a chi non lo abbia mai provato, senza che ricada nel banale o nell’infantile. 
  • Ritmicità
    Un gioco lento e sempre uguale rischia di annoiare lo spettatore: PUBG ha il pregio di riuscire a tenere un alto ritmo. I team infatti sono costretti a spostarsi sempre sia a causa della zona al di fuori della quale si viene danneggiati che va via via restringendosi, sia per trovare nuove armi, andando così a scontrarsi con gli altri giocatori. 

PUBG si contraddistingue però per essere riuscito a imporsi nel panorama esport per un altro fattore chiave: il pubblico. La presenza di una vastissima player-base ha reso necessario l’evolversi del gioco ad esport, per quanto effettivamente PUBG non sia nato per esserlo. Possiamo giustificare questa evoluzione anche perchè generalmente i giochi muoiono per la ripetitività: per rimanere in vetta deve essere adattabile a ciò che il pubblico vuole, ovvero le novità. 

E Playerunknown’s Battleground ha forse più di tutti gli altri giochi questa caratteristica. Grazie alla dinamica del gameplay gli sviluppatori riescono e riusciranno sempre agilmente ad inserire nuovi contenuti, che essi siano armi, veicoli o addirittura intere mappe giocabili. 

Qualcosa di spettacolare, nel bene e nel male!

Ma PUBG non si ferma qui. Il creatore del gioco, Brendan Greene, quando è stato intervistato sul possibile futuro da Esport del gioco (si parla di qualche tempo fa, quando Playerunknown’s Battlegrounds era da poco disponibile):

“Ho intenzione di creare uno spettacolo per gli Esport. Voglio 64 persone sedute al centro di una arena in uno stadio pieno di persone che li guardano. E Ogni giocatore, quando viene eliminato, deve alzarsi e allontanarsi da quell’arena”.

Ed effettivamente abbiamo potuto vedere tutti lo spettacolo che si è consumato ai due Invitational organizzati nel corso di quest’anno. Non solo degli scenari con i quali i giocatori possono interagire per effetti spettacolari, ma anche una modalità spettatore che è già ottimizzata al massimo al fine di offrire un’esperienza a tutto tondo al proprio pubblico.

Occorre però anche puntare i riflettori su diverse problematiche che si sono riscontrate durante gli eventi: oltre a numerose imperfezioni tecniche come bug vari, problemi con le telecamere, e riavvii forzati (tutti giustificabili dalla gioventù del titolo e soprattutto dal fatto che per ora sia ancora early access, ossia in beta), PUBG ha un problema a livello strutturale, che riguarda la probabilità (più alta rispetto ad altri Esport) di vedere finali di partita anticlimax, ossia meno interessanti della fase centrale o iniziale, per via della struttura del gioco stessa. Magari la bilancia propende in maniera fin troppo drastica verso una parte piuttosto che un’altra, o magari alcune delle azioni di gioco non riescono ad essere portate in maniera adatta all’attenzione del pubblico. Essendo infatti un gioco così dinamico e soprattutto con così tanti players, la regia non può riuscire a fare un lavoro di contestualizzazione dell’azione che si va ad inquadrare e per questo diventa essa stessa meno coinvolgente ed interessante.

I numeri del nuovo

Per comprendere bene il valore che PUBG stia immettendo nel mercato, osserviamo due dati in particolare, entrambi di Esc.watch: il primo (in foto) indica le visualizzazioni del primo Invitational con PUBG come protagonista. Sembrano numeri quasi insignificanti in confronto a quelli di League of Legends poco dopo, ma per un gioco nuovo come questo sono cifre altissime, che fanno nascere gli interrogativi di questo articolo. Se a questo uniamo un’altra tabella (descritta sotto), ecco che le cose si fanno interessanti: come si vede nei trend dei giochi più visti di Ottobre, PUBG si posiziona direttamente al secondo posto, dietro al sempreverde League of Legends, ma davanti a nomi ben più conosciuti nel panorama Esport Internazionale. Come azzarda lo stesso Esc.watch PUBG ha le carte in regola per reclamare per sé il titolo di “Gioco dell’anno”, ma nessuno sa come evolverà in futuro. Di sicuro i numeri sono dalla sua, almeno per ora!

Possiamo solo limitarci ad azzardare ipotesi. Solo il tempo saprà dirci come evolverà PUBG, se riuscirà a stare al passo con gli altri Esport e se riuscirà a risolvere i problemi tecnici e organizzativi che ancora lo affliggono.

Se riuscirà nel suo intento, saremo lieti di salutare un nuovogrande” nella scena internazionale.

In collaborazione con Cristina Attisani

Giocatore di League of Legends dalla Season 3, si interessa da subito alla architettura sulla quale poggia il concetto stesso di "Gioco". Numeri, statistiche e performance sono gli strumenti che vuole utilizzare per raccontare al grande pubblico come funzionano i giochi che li appassiona.