I sette ingredienti di un Esport di successo

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Creare un Esport di successo unisce abilità da artista e da scienziato: vediamo assieme quali sono gli ingredienti necessari alla creazione di un Esport indimenticabile!

Che abbiate in mente l’idea del secolo nel settore Esport, siate alla ricerca di quali siano i punti fermi per definire ciò che vi piace o siate semplici curiosi dell’argomento, vediamo assieme quali sono le caratteristiche imprescindibili di un Esport di successo, come definito da Kat Bailey, redattore capo di USGamer.

Gli elementi descritti in questo articolo possono aiutarvi a prevedere quali saranno gli Esport presenti nelle posizioni più alte della Tierlist degli Esport, dato che un gioco con un ottimo progetto alle spalle è in grado di rispettare i parametri necessari alla propria permanenza nelle alte posizioni della lista. Inoltre, avere in mente questi parametri ci permette di analizzare più approfonditamente casi come quello di PUBG, come avevamo visto qualche tempo fa

Ovviamente, siamo nel campo teorico: un Esport può avere successo anche senza essere necessariamente costruito attorno a tutti i sette elementi nella loro totalità (e come vedremo effettivamente è così), ma la complessità nel definirsi “di successo” cresce esponenzialmente, e si incontreranno più difficoltà confrontandosi con il pubblico.

Dopo questa breve introduzione, possiamo cominciare: quali sono gli ingredienti necessari ad un Esport di successo?

1 – Deve essere facile da capire

O ancor meglio, deve “saper catturare” il giocatore! La prima cosa della quale serve tener conto nella creazione di un Esport è la sua semplicità nell’afferrare le regole base, il concetto principale. Alcuni Esport hanno dei grandi problemi già con questa prima semplice regola: si caricano di modalità, di combinazioni e di diverse possibilità che appesantiscono il titolo. Prendendo in prestito un termine economico, queste modalità rischiano di essere delle forti “barriere all’ingresso” per i nuovi giocatori: queste barriere possono essere considerate positivamente in ambito economico, perché mantengono lontani potenziali concorrenti, ma in ottica Esport occorre certamente abbassarle il più possibile, per poter avere un pubblico il più vasto possibile. I MOBA sono un ottimo esempio di barriere all’ingresso relativamente basse dato che, sebbene siano in giro da più di una decade, hanno poche regole di base, e permettono anche ai novizi di avere una esperienza di gioco gratificante.

In sostanza: cercate di semplificare il concetto di base del vostro gioco. Una squadra deve conquistare una base nemica su tre corsie? Bene. Un gioco di macchine che giocano a calcio? Benissimo. In generale, avere delle regole semplici ha un altro vantaggio indiretto: se lo spettatore capisce cosa sta accadendo, se conosce le regole del gioco, si immedesimerà di più in ciò che sta accadendo sullo schermo, traducendosi in un legame migliore tra il pubblico e il gioco in sè.

Veri maestri di questa tecnica sono gli sviluppatori Blizzard, in grado di trasformare giochi complessi (come Hearthstone) in prodotti interessanti per il grande pubblico, grazie a tutorial ben congegnati e una grafica accattivante che permette subito a chiunque di trovarsi subito al centro del gioco. Una ottima tecnica di Onboarding!

2 – Ma deve offrire profondità di gioco!

Il motto è sempre quello: “Easy to Play, Hard to Master“. In poche parole, ben vengano le basse barriere all’ingresso, le tecniche di Onboarding ben costruite per attirare utenti ma… serve anche mantenere una profondità di strategia per la quale il gioco non annoi dopo averci passato qualche mese sopra. Occorre dare una motivazione per la quale i giocatori esperti possano sempre scoprire qualcosa di nuovo, nuove strategie e tecniche, o perfezionarsi su quelle esistenti perché complicate tecnicamente da realizzare.

Tra i (numerosi) esempi, possiamo citare un titolo che non si sente spesso: Super Smash Bros Melee, un titolo rilasciato da Nintendo per essere una specie di “operazione nostalgia“, con un gameplay molto semplice e pulito, ha visto invece crescere una community forte (e diversa da quella ipotizzata da Nintendo stessa) molto competitiva, basata su combo di difficile realizzazione tecnica, come il Wavedashing e Waveshine. Queste tecniche sono frutto di test dei giocatori competitivi del titolo, e hanno permesso delle interazioni che nemmeno gli sviluppatori si aspettavano

La profondità di gioco è comunque un’arma a doppio taglio: se la difficoltà di esecuzione di certi pattern di gioco diventa troppo complessa, una buona parte dei giocatori si convincerà che non riuscirà mai ad eseguirle. A questo proposito, i MOBA risultano ancora una volta avvantaggiati, perché le tattiche e le funzionalità “avanzate” di gioco sembrano alla portata di tutti, e qualsiasi giocatore potrà pensare di farle sue appena avrà il tempo di lavorarci su.

Un gioco su tutti che offre questa particolarità è proprio la creatura di Riot Games, ma un altro fulgido esempio è un titolo a cui si potrebbe non fare caso ad una prima occhiata: parliamo di Pokèmon, che nasconde sotto ad un appeal quasi bambinesco una profondità di gioco tale da aver creato una delle community più solide in circa 20 anni di lavoro, aggiungendo in ogni gioco della serie nuove profondità che hanno scavato molto nelle possibilità offerte dal gioco.

3 – Gli sviluppatori devono essere abili nei bilanciamenti

Un altro argomento di sicuro interesse riguarda il bilanciamento: che si tratti di Eroi, Armi, Soldati, Campioni o qualsiasi unità di misura utilizzi il vostro Esport preferito, quando un’esperienza diventa multiplayer, si formano dei cosiddetti “metagame“, basati su ciò che funziona al meglio. Il concetto di Metagame è particolarmente forte in un gioco offline, che molti conosceranno: Magic the Gathering, gioco di carte collezionabili, ha diversi formati nei quali i giocatori concorrono, e spesso nella creazione dei mazzi si formano alcune scelte obbligate, semplicemente perché una certa carta fa “una certa cosa meglio al miglior costo possibile“. I giocatori abusano di ciò che è “in meta” finché è possibile, poi il bilanciamento colpirà e si svilupperanno nuovi metagame

La difficoltà per gli sviluppatori è proprio questa: se il cambiamento dato dal bilanciamento è troppo aggressivo, si rischia di andare a toccare elementi che non si volevano modificare ma che vengono influenzati dalla interazione indiretta tra vari effetti (vedasi la pic, ndr). Se invece i bilanciamenti non permettono interazione con il metagame dominante, il gioco risulterà troppo orientato verso un certo stile di gioco, e ovviamente non risulterà interessante a lungo. Il traguardo del bilanciamento è la diversità, dato che una cosa vista e giocata identica da tutti perché la più efficiente alla lunga stanca. Pokèmon, per esempio, è un cattivo esempio di gestione della necessità di bilanciamento: ogni competizione ha le sue diverse regole che delimitano le mosse consentite, i pokèmon utilizzabili e cose del genere, e Nintendo dalla sua ignora generalmente queste regole, aumentando la confusione. 

Se si dovesse citare un gioco noto per il suo bilanciamento, sicuramente verrebbe in mente Starcraft originale: le tre razze erano perfettamente bilanciate in ogni unità, e i match, specie ad alti livelli, erano delle affascinanti partite simili a scacchi. Per questo motivo, chi davvero è sempre stato abile a bilanciare gli aspetti di gioco è sicuramente stata Blizzard, che anche con Hearthstone ha sempre agito con un giusto bilanciamento. Ricordiamo che il bilanciamento resta un’arte, e pertanto possono capitare errori nel processo di sviluppo. L’importante è riuscire a correggerli in tempo.

Appuntamento al prossimo capitolo!

Staremmo con voi ore per discutere di aspetti portanti degli Esport! Ma rischieremmo di fare un lavoro approssimativo, cosa che non vogliamo! Per questo motivo, per questa prima puntata è tutto; non vi lasceremo in attesa per molto, comunque. Presto approfondiremo allo stesso modo i quattro elementi rimanenti

Avete ritrovato qualcuno dei vostri giochi preferiti in questi primi elementi? 

Quali altri elementi definiscono secondo voi un Esport di successo? Potete trovare la seconda parte cliccando QUI!

Giocatore di League of Legends dalla Season 3, si interessa da subito alla architettura sulla quale poggia il concetto stesso di "Gioco". Numeri, statistiche e performance sono gli strumenti che vuole utilizzare per raccontare al grande pubblico come funzionano i giochi che li appassiona.